Polonia, Varsavia, febbraio 2014

Traccia del muro del Ghetto di Varsavia

Passeggi sul grande viale che arriva al Palazzo Reale e al centro storico di Varsavia e osservi le case: hanno una forma antica, ma non i segni del tempo.

A Muranow, il quartiere ebraico, ti aspetti di trovare il muro. Ci sono case, vialetti e alberi tutto intorno. Poi guardi in terra e vedi che le tue scarpe lo stanno sfiorando. Non c'è che la sua traccia sul marciapiede, come una cicatrice, due linee di metallo di cui non vedi la fine che racchiudono le scritte "Mur getta Ghetto Wall 1940 1943", incastrate una sopra l'altra.

Sei ferma e chiudi gli occhi. Ti sembra che accanto a te ci sia un uomo, con il volto scavato e le orecchie sporgenti, la barba incolta e i capelli ispidi. I suoi vestiti sono molto più grandi di quanto serva e il suo sguardo scuro e penetrante non ha espressione, davanti al cumulo di macerie dove era la sua casa. Tu al posto suo ti saresti messa a piangere. L'uomo invece oltrepassa il muro, inizia a scavare, a spostare mattoni, pezzi di legno, quadri rotti, fotografie e libri, con le mani nude. Ti senti stupida.

C'è stato un momento in cui Varsavia è stata più il ricordo nella testa di quell'uomo che una città.

Quando
Febbraio
2014

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